ESCLUSIVASTORIA DI IERI di Diego AngelinoTOP

ATALANTA-ROMA. “Storia di ieri”, riflessioni del giorno dopo…

di Diego ANGELINO – Si diceva che la Roma, tolte rare eccezioni, battesse le squadre dietro in classifica: ma se queste, al di là dei punti al momento, hanno qualità e/o ritmo, ecco che i giallorossi si inceppano.

Perché? 20 goal fatti in 18 partite: roba da media classifica di un campionato a 2 punti.

Le squadre di Gasperini hanno sempre segnato tonnellate di reti: sarà colpa sua o magari di chi, così come con Mourinho, non dà agli allenatori i giocatori (di qualità!) che chiedono?

Siamo al 4 gennaio: vuoi per colpa delle commissioni, dei ripensamenti, della Coppa d’Africa, di quello che volete, la certezza è che a Trigoria non c’è ancora lo straccio di uno che sappia come si butta la palla dentro.

E quindi eccoci qui: due centravanti che hanno qualche guizzo con squadre scarse e aperte; Pellegrini, Bailey, El Shaarawy e purtroppo Dybala che, per motivi vari, non aiutano abbastanza in fase realizzativa (o non aiutano per nulla); Soulé che vediamo ancora in partita in base al livello dell’avversario.

Ieri l’ennesima prova provata che non basta mettere il centravanti di ruolo per avere gol e giocate: non era matto a Gasperini a cercare alternative anche bizzarre come quella di Baldanzi, per provare a segnare e a fare punti. 

Prendi goal e non segni: scontato, quindi, che arrivino le sconfitte, ormai 7 in 18 gare e soprattutto 4 nelle ultime 6 partite. 

Potevi indirizzarla diversamente, certo: se Dybala nell’occasione non apparisse malinconico e Ferguson avesse quella verve richiestagli da Gasperini, saresti magari andato in vantaggio.

Invece dopo poco, Svilar spapera (dopo un anno e mezzo da Leverkusen, gli si può perdonare), con la decisiva complicità del braccio di Rensch, ieri molto male a differenza di tante altre volte. 

Tutto sta nella palla che scappa al numero 1 romanista: ne fosse rimasto in possesso, non ci sarebbero stati dubbi sull’annullamento. 

La marcatura a zona sui piazzati è uno dei mali del calcio moderno: Scalvini (6 goal in A, 2 alla Roma) arriva solo soletto da dietro e va a decidere la gara.

Nei 70 minuti restanti (praticamente 80, visto anche il recupero monstre del primo tempo) Carnesecchi deve smanacciare una girata di Ferguson e coprire il palo su un tiro (perché non crossa?) di Soulé. 

L’Atalanta corre e lotta come fosse una finale di Champions: chissà non ci sia anche un po’ di dente avvelenato di Palladino – juventino nato nel napoletano e cresciuto nel “mito” di Moggi – un anno fa accostato alla panchina della Roma. 

La problematica Juventus ti ha raggiunto e, in virtù dello scontro diretto ovviamente perso, ora sei al quinto posto.

Ce la faranno finalmente i Friedkin a mettere un allenatore importante in condizione di poter esprimere al meglio i suoi concetti? La speranza è l’ultima a morire ma la domanda appare sempre più retorica. 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *