“ANNO ZERO” di Paolo MARCACCI

di Paolo MARCACCI – Tre punti tre all’ordine del giorno; tre, come quelli pesantissimi ottenuti regolarmente contro il Cagliari.

Al 1, è giusto collocare l’ormai conclamato autolesionismo romanista, il pudore e il senso di colpa spropositati con cui molti di noi, invadendo i subito dopo il fischio di Damato, si sono lasciati andare a una sorta di mea culpa preventivo fondato – si fa per dire – sulle presuntanente inequivocabili immagini del VAR, quando è apparso chiaro dopo meno di un’ora che ognuno è in grado di mostrare (e di postare) il fermo immagine che vuole: in alcuni fotogrammi Fazio ha il pallone all’altezza del ventre, quasi del tutto centrale e in asse col busto; in altri, prediletti dalle televisioni, nella maggior parte dei casi poco nitidi e molto gettonati nei piagnistei biancocelesti, si presume invece di vedere la sfera spostata verso il braccio sinistro. Però, va detto soprattutto a quei che si sono precipitati dal confessore, molto meno risalto ha avuto l’enorme che la doveva avere per la cintura quasi da wrestling da parte di Andreolli sullo stesso Fazio.

Al 2 è il caso di collocare le forzature del dibattito scattate, anche in questo caso, subito dopo lo scontro fortuito in area tra e Schick; premesso che la ragione, per la dinamica dell’azione è dalla parte di Dzeko, siamo stati facili profeti nel dire che quell’episodio avrebbe subito scatenato il pessimismo circa la convivenza fra i due sul fronte offensivo romanista, che tra l’altro resta la soluzione più augurabile. Il tutto, dopo la prima vera di Schick, dalla quale si è desunto, oggettivamente, soltanto che i suoi colpi – potenzialmente impressionanti – vanno funzionalizzati ai movimenti della squadra: non del solo attacco, della squadra. In pochissimi si sono soffermati, invece, nell’osservare come in ceco, soprattutto nel primo tempo, abbia ripiegato in copertura fino alla linea mediana e come, fino al momento in cui ha iniziato avvertire la fatica, ha cercato di girare attorno a Dzeko, rispettando le evidenti consegne di Di Francesco.

Al 3 metteremmo il modo in cui vengono letti, anzi stravolti, i della Roma: il dato delle tante vittorie per 10, che diventa una statistica, unito ai soli 10 incassati, tradizionalmente nel italiano sono garanzia quantomeno di durata al vertice; qua – qua in città, intendiamo – stanno venendo trascurati perché si preferisce sottolineare esclusivamente i soli 28 segnati, a fronte dei 38 del e dei 44 della Juventus, la quale si trova a 41 punti, gli stessi che potremmo assegnare virtualmente alla che deve recuperare una partita. È evidente che i conti non tornino tra occasioni prodotte e reti messe a segno, così come appare chiaro che la squadra debba andare in con molti più uomini; però deve essere inteso come un dettaglio all’ di confortanti, molto confortanti, non come una tara definitiva e pregiudicante.

Sapete che c’è? La già paga dazio, al di fuori del raccordo anulare, alla pressione comunicativa che soffia sulle vele dei soliti noti, ossia e Inter – velo pietoso sul attuale – alle quali va aggiunto il per bacino d’utenza; se ci aggiungiamo anche noi che stiamo all’ dell’anello a sollevare questioni ridicole allora vuol dire che Tafazzi ha preso lezioni da queste parti, a proposito di autolesionismo. Le cose risibili, ammesso che loro si trovino all’ del raccordo, lasciate che le dicano i laziali: una loro specialità.

Forza Roma, ma davvero.

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