RIVISTA LA ROMA. Io che amo solo te: RICOMINCIO DA TRE

Nell’ultimo numero della storica rivista giallorossa, si celebra il momento giallorosso che la vede protagonista in ed in Europa. Dopo il ‘miracolo’ avvenuto contro il Barcellona, ci troviamo a ripetere lo stesso risultato contro il Ed è cosi che il nostro Alfio Russo ci racconta le grandi rimonte europee dei giallorossi…

Come sempre per i nostri amici digitali, un piccolo assaggio…
Vi aspettiamo in edicola!!!


367 – APRILE 2018
IO CHE AMO SOLO TE: Ricomincio da tre…
di Alfio RUSSO

La più bella serata della nostra vita. Mai vissuta né goduta prima una vigilia tanto problematica quanto un così sublime. Polverizzando lo scorso il Barcellona grandi firme, atterrato nella Capitale carico di medaglie e vanità, sceso all’ in smoking e ciabatte, convinto di saltare in di Champions risalendo sull’ per casa senza nemmeno passare dalle docce a fine corsa e invece sorpreso, percosso e abbattuto come un Golia flaccido e senz’anima, si è ufficialmente iscritta a quel ristretto circolo di top capaci di materializzare su un campo di autentici miracoli sportivi ribaltando verdetti all’apparenza dati già per archiviati e, più che mai nel nostro caso, riscattando in novanta adrenalinici di assoluta perfezione un malinconico passato speso in giro per il vecchio continente più a subire cocenti recuperi o veder sfumare sul filo di lana spericolati sorpassi che non a confezionare prodigiose rimonte.

Stavolta invece l’epilogo, inedito nella storia giallorossa per premesse, complessità e dimensioni e mai così allegramente elettrizzante, ha rappresentato uno straordinario riscatto in cui l’impossibile si è tramutato in improbabile, il verosimile in concreto, l’indiscutibile in indelebile.

E meravigliosamente unico poiché, prima di Džeko, De e Manolas, protagonisti del sedicesimo tre a zero continentale dal 1963 oggi, mai nella sua storia aveva saputo annullare un gap così ampio in una sfida eliminazione diretta, riuscendo in sole tre occasioni precedenti acciuffare romanzesche qualificazioni partendo dal doppio handicap accumulato nelle gare d’andata.

C’era una volta che regalava a sé stessa e ai suoi sostenitori piccole grandi imprese europee da conservare come gemme nello scrigno della memoria, affetti familiari da cui farsi coccolare nei momenti più magri della nostra storia. Tutte o quasi curiosamente in UEFA, la coppa più di frequente visitata dai giallorossi.

L’Oester Vaxjoe di Nordahl, schiantato nel 1975 dalle prodezze del compianto Stefano e di Loris Boni, alla sua unica marcatura giallorossa. Il fortissimo Colonia di Schumacher, Bonhof, Fischer e Allofs, cappottato nello stesso torneo sette anni dopo dai lampi di e Falcão.

Il Norimberga, eliminato nel 1988 in casa propria, dopo un insensato ko al Flaminio, grazie un raro lampo extratime di Renato Portaluppi. Il Broendby, anno di grazia 1995, bocciato dal siluro di Amedeo Carboni, innescato da un sontuoso tacco smarcante del diciannovenne Francesco Totti. L’oscuro Gaziantepspor, sorpassato nel 2004 dalla travolgente follia di Cassano. E infine il pericolosissimo Shakhtar, fatto fuori negli ottavi dell’attuale Champions dal guizzo decisivo di Džeko.

Non da meno, se permettete, anche le rimonte realizzate a perdifiato nell’arco dei novanta di una stessa partita. In pochi ricordano come la Roma, nella di ritorno della vittoriosa Coppa delle Fiere 1960’61, dopo il 22 di Edimburgo, si trovasse sotto di due contro gli scozzesi dell’Hibernian, prima che e Lojacono riequilibrassero il risultato che, come da regolamento dell’epoca, consentiva ai giallorossi di ottenere lo spareggio, ultimo scalino da salire verso la doppia gloriosa con il Birmingham.

Come dimenticare allora il triplice recupero nelle tre drammatiche semifinali dell’aprile 1970 in Coppa delle al cospetto del Górnik Zabrze, quando Salvori, e Capello riagguantarono i polacchi in fuga prima della beffarda monetina di Strasburgo? E perché non citare infine il successo interno del 2010 contro il Bayern e il recentissimo pari di Londra in casa-Chelsea, giunti entrambi nelle fasi a gironi di Champions League? Ovvero, come sprofondare sotto un duplice svantaggio e poi tornare a riveder le stelle grazie rispettivamente un di e al solito, determinante Džeko…

(…)


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