ROMA-SPAL. A PRIMA VISTA… di Paolo MARCACCI

Tintarella assicurata in Tevere e un inizio di travestito da ottobre. sentirsi fuori posto, le caldarroste e più di un difensore della Roma, in più di un’occasione, cominciare da Marcano.

Quarantamila presenze, tonde tonde, anche oggi, con la Champions che incombe e il portafogli che costringe scegliere, com’è anche giusto che sia. Di certo, il della Roma, indipendentemente da quali obiettivi ritenga più realistico perseguire, non ha mai lasciato sola la squadra, nonostante il catastrofismo immotivato di inizio stagione. Serve, questa moltiplicazione di anime, soprattutto quando le cose si mettono male, maggior ragione se non te lo aspetti. Ciò che ci si poteva invece attendere era la compattezza della Spal, cementata dal lavoro di Leonardo e alimentata da una qualità media forse superiore quanto si pensi.

Pellegrini: errore evidente, rigore ineccepibile. Non è da questi particolari che si giudica un giocatore. Al massimo si può complicare una partita, ma una squadra dai mezzi superiori la rimette in carreggiata. Magari, evitando che i suoi componenti perdano tempo mandarsi quel paese, in più di un frangente.

Polveri bagnate o incantesimo di somministrato dalle streghette con largo anticipo? Di certo quando lato un pareggio quasi già festeggiato, in di ripresa, ci si comincia domandare dove si sia annidato il pipistrello.

Poi arriva il raddoppio dei ferraresi, quindi cala il buio sotto il sole: ossimoro di parole e di gioco, visto che in casa della i ritmi li sta dettando la Spal. Kevin Bonifazi, era costui? Di certo, salta indisturbato.

Pairetto, bizzarro ‘sto fischietto. Ma non è certo dell’arbitraggio che dobbiamo parlare.

per Cristante, tornato vecchie titubanze, in un profluvio di fischi: trazione eccessivamente anteriore? Probabile, ma la disperazione porta rischi da correre, è fisiologico.

Quando entra, con esordio assoluto, Coric, pensi in panchina; pensi tutta una di cose, in verità.

Milinkovic-Savi-ciao. La Spal resta in dieci per eccesso di stupidità.

Pure Pastore, in luogo di Pellegrini: tutti dentro, col rischio del sovraffollamento dalle parti di Gomis. Pochissima lucidità ovunque, questo punto.

Ancora sottoporta, di testa, schiacciare: ancora un’ che muore su un pallone debole. Moscio, anzi.

Comincia prendere corpo, ma non è un inedito, il tabellino del rendimento casalingo: questi non sono soltanto numeri, questo è lo specchio di cosa la squadra traduca in campo quando è – sarebbe – chiamata fare la partita.

E grazie Olsen, se non t’hanno fatto pure il terzo.

Se il primo tempo ci era piaciuto poco, il 7secondo ci ha fatto inorridire.

Un consiglio, per non rovinare ciò che resta del fine settimana: non guardiamo la classifica, potrebbe minare la nostra autostima.

 

 

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