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FIORENTINA-ROMA. A PRIMA VISTA… di Paolo MARCACCI

La squadra del suo cuore contro quella grazie alla quale riuscì finalmente a vincere: sotto gli occhi chiari di Gabriel Batistuta scorrono dodici stagioni e mezza della sua carriera italiana; per i romanisti il suo volto sarà sempre associato al ricordo di quando era lecito sognare di aggiudicarsi i migliori, non dover temere di perderli.

Dopo un primo quarto d’ora di nulla, le due compagini iniziano a punzecchiarsi, con la Roma che intorno alla mezz’ora ha già evidenziato una superiore caratura tecnica e una crescente presenza nell’area di Lafont, bravo in particolare a restare tra i pali chiudendo lo specchio davanti a Edin Dzeko, nell’occasione in cui quest’ultimo è costretto a tentare di piazzare il pallone sotto la traversa, spedendolo poi oltre.

Gli episodi vanno capitalizzati, perché altrimenti quello sfavorevole si paga doppio: quando l’avventatissimo e cervellotico retropassaggio di Ünder sorprende mezza Fiorentina e tutta la Roma, Olsen non può che uscire disperatamente ma, dopo aver visto e rivisto il fotogramma, non del tutto fallosamente, come mostra anche l’indugiare del VAR. Ciò che si vede nitidamente è solo la scarpata, di collo pieno, che il portiere romanista si becca sullo zigomo. Forse abbiamo appena assistito al primo “rigore di calzettone” della storia della Serie A; il calzettone è quello di Simeone, il rigore lo trasforma Veretout, impeccabile nel collocarla a mezz’altezza, nonostante l’intuizione giusta di Olsen.

Comunque gran saltatore, “Sara” Simeone.

Una Roma che stava meritando il vantaggio si ritrova ora a inseguire, riprendendosi subito il pallino del gioco e producendo occasioni ancora più nitide, a cominciare dalla punizione di Pellegrini dal settore sinistro, che genera una carambola impossibile.

Alla fine del primo tempo, la Roma chiude col disappunto di un risultato parziale dovrebbe essere invertito, per una serie di ragioni che vanno dalla pressione esercitata sull’avversario fino al silenzio colpevole del VAR, con il sovrappiù di due cartellini gialli pesanti, potenzialmente pregiudicanti e soprattutto ingiusti: ‘Nzonzi e Fazio puniti oltremodo da Banti, che da questo punto di vista è una vecchia, vecchissima conoscenza.

La Roma ricomincia dai ritmi e dalla testa giusti, sempre col vento in poppa degli incitamenti di Kolarov ai compagni. Dopo tre minuti però Zaniolo subisce una specie di blocco rugbistico che non viene sanzionato.
Il suo sinistro al minuto 53 è roba di alta scuola, altissima. Reattivo Lafont.

La partita di El Shaarawy finisce dopo cinquantasei minuti; resta il dubbio su quando e se fosse cominciata. Dentro Giustino Kluivert.

La Roma rischia l’immeritato tracollo poco prima dello scoccare dell’ora di gioco, su un ricamo bellissimo di Chiesa sul settore sinistro d’attacco, così efficace da disorientare anche Simeone.

Cristante per Zaniolo.

Ai due terzi di gara, la Fiorentina sembra aver alzato il baricentro, complice l’ingresso di Fernandes in luogo di Mirallas. Troppo Chiesa sul lato sinistro.

Banti dopo sessantasei minuti scopre che il giallo fa pendant anche col viola; meglio tardi che mai, del resto Biraghi si improvvisa judoka.

A venti minuti dalla fine, mettendo nel computo ogni aspetto, non si può che pretendere concretezza davanti a Lafont, ora o mai più.

Schick per Ünder: fosse che fusse la volta bona… intanto Pioli toglie Benassi per Dabo.

Stillicidio di minuti nel finale, appoggi sbagliati di Cristante, maggiore distanza tra i reparti.

Stravaccato Monchi, in tribuna: postura da delusione e, forse, autocritica.

Possesso palla romanista e Fiorentina chiusa a guscio. Schick ancora non pervenuto dopo un po’ di minuti. Bottarella col braccio destro sul petto di Lafont. Un altro fallo subito dopo. Non è l’atteggiamento di chi ha fame.

Capitano mio capitano: quando Lafont ha uno dei suoi momenti psichedelici, sulla folle respinta Florenzi mette il sinistro dell’uno a uno. Non meritato, DE PIÙ.

Giallo anche per Pellegrini, su Hugo, che a sua volta ne rimedia uno su Cristante, poco dopo.

Ci si può credere, pur con pochi minuti a disposizione.

4’ di recupero.

Succede poco, nella marea montante dell’acido lattico. Ma quel poco è una gran conclusione di Dzeko, alla quale risponde Lafont. Si poteva fare, oggi.

Napoli e Firenze: due trasferte, due punti. Dietro i numeri ci sono però gli episodi, soprattutto arbitrali. Cominciati perlomeno da Roma – Spal. Quando cominciamo ad alzare la voce?

 

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