L’arbitro? Un Co.co.co da 200mila euro annui. Sirene cinesi per Rizzoli

(IL SOLE ORE, Bellinazzo) Qualche settimana fa, il presidente dell’Aia, l’associazione degli italiani, Marcello Nicchi ha accennato alla possibilità di adottare un “reddito di cittadinanza” per i direttori di gara, molti dei quali, pur essendo dilettanti, sono costretti a lasciare il lavoro. «Così quando finisce l’attività – ha spiegato Nicchi – si ritrovano senza nulla, ad una età avanzata. Non escludiamo di creare un fondo di solidarietà della durata di uno-due anni, per dare agli la possibilità in questo lasso di tempo di ricrearsi una vita, un lavoro».

Martedì scorso, lo stesso Nicchi in audizione alla Commissione Cultura della Camera, che sta esaminando il disegno di legge collegato alla Finanziaria in materia di ordinamento e professioni sportive, ha avanzato la richiesta di riconoscere l’attività arbitrale come rapporto di lavoro sportivo. La carriera di un arbitro dura – per limiti d’età – fino a 45 anni a livello nazionale e fino a 37 anni a livello internazionale. Per ogni vengono selezionati dall’ una ventina di “fischietti” per la Serie A (con un paio di debuttanti) che operano nella veste di liberi professionisti con Iva: dei co.co.co sportivi sostanzialmente, a cui spetta un compenso fisso (giuridicamente qualificato come “diritto di immagine”) e una diaria legata all’impegno settimanale. In sintesi, un arbitro di prima fascia, un “internazionale” (sono una decina), può percepire compensi ordinari per circa 200mila lordi. Un arbitro al primo anno può contare invece su introiti per 120mila euro (circa 70mila netti).

Per quanto riguarda il di Serie A, la parte fissa infatti va dai 30mila riconosciuti ai cosiddetti “neo –immessi” ai 90mila assegnati ai più esperti ovvero gli Internazionali. Ci sono poi varie fasce intermedie che dipendono dal numero di gare dirette e dall’anzianità di servizio. La diaria per una di invece è pari a 3800 lordi. Mediamente ogni arbitro scende in campo per 15/16 partite di a stagione. Fanno circa 60mila euro. Gli che non vengono impiegati per dirigere i match sono dirottati sul servizio Var ( Assistant Referee), sperimentato nella Penisola dallo scorso campionato. In la diaria per è chiamato a valutare i replay e suggerire al fischietto in campo eventuali errori “chiari ed evidenti” è pari a 1.0 a partita (7 per svolge il ruolo di assistente al Var). Ogni arbitro svolge il servizio di per altri 15/16 match per un compenso medio che quindi si aggira sui 25mila euro. Ci sono inoltre gli impegni in Coppa Italia. Qui si va dai mille riconosciuti agli arbitri “titolari” nei primi turni ai 1.0 per i quarti di finale, fino ai 2.0 per le e ai 3.800 per la finale (stesso importo per la Supercoppa italiana).

Si può arrivare perciò a 180mila per l’attività nazionale. Per quanto riguarda l’attività internazionale, esiste un tariffario per le partite di Champions (per cui si fattura fino a 5mila euro), per l’Europa League e le Nazionali. Un fischietto di prima può dirigere una decina di match. La media è di 45 partite con un compenso intorno ai 20mila euro. Per i uno della categoria selezionati per i Mondiali c’è poi un assegno ulteriore di 50mila dollari corrisposto per i e la rassegna. Molto meno guadagnano gli assistenti – i guardalinee – la cui carriera è separata da quella degli arbitri. In prendono 1000 a match (mentre il quarto uomo si ferma a 0 euro). Il fisso per gli assistenti va dagli 8mila dei neopromossi ai 24mila degli internazionali.

C’è da dire che la crescita globale del football sta anche aprendo nuovi mercati per gli arbitri. Così accade sempre più spesso di vedere le ex giacchette nere emigrare in campionati non europei in cambio di ricchi ingaggi. L’inglese Mark Clattenburg, dopo aver lasciato nel febbraio 2017 la League per ricoprire il ruolo di coordinatore degli nella Saudi Professional League, si è trasferito in dove percepirebbe una retribuzione di 500mila dollari. Stessa destinazione e compenso analogo per il serbo Milorad Mazic, arbitro nell’ultima di Champions. La Chinese Football Association per migliorare la qualità dei propri ha deciso di creare una task force di fischietti professionisti. Il prossimo acquisto potrebbe essere un pezzo da novanta del settore come Nicola Rizzoli che attualmente come degli italiani guadagna 200mila euro. Per strapparlo alla dalla pare siano disposti a sborsare un milione di dollari. Il costo per la Figc del sistema arbitrale nel 2017 è stato pari a 44 milioni. Questa somma serve a coprire i rimborsi spese per tutti i campionati professionistici o dilettantistici. Parliamo di oltre 433mila partite ufficiali gestite da direttori di gara designati. I costi complessivi, inclusi e preparazione tecnica, per la sono di circa 9 milioni all’anno pagate dalla alla Figc. Gli tesserati in Italia sono 32mila (di cui 1600 sono donne). Al vertice della categoria giunge lo 0,1%. Una selezione durissima, scandita da enormi sacrifici personali e professionali. Anche arriva in guadagna in fondo quanto un panchinaro e con una durata media della carriera più breve.

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