ROMA-ATALANTA. “Storia di ieri”, riflessioni del giorno dopo…

Superato l’esame Bologna la Roma incontra, in questo scorcio iniziale di stagione, la prima squadra (purtroppo) più forte di lei.

Il risultato casalingo con l’Atalanta è (ancora una volta) negativo e a poco servono i “se”: “se Smalling”, “se Džeko”, “se Zaniolo”. Se non segni, non hai la struttura per, male che vada, finire la partita 0-0 con un avversario migliore di te.

Perché questa è la triste realtà, al di là dei moduli, del passaggio alla difesa a 3, del nuovo infortunio di Spinazzola o dei palloni sbagliati o persi da Veretout: oggi la squadra di Gasperini ti è superiore. 

Può essere una sorpresa per chi s’illude di fare lo stesso campionato di Inter, Juventus e Napoli; è solo una conferma, al contrario, per chi ha la consapevolezza che i giallorossi dovranno lottare fino all’ultimo punto per cercare di arrivare quarti.

Non apprezzo particolarmente i cambi di modulo in corsa, anzi: in questo caso, però, capisco Fonseca e i suoi tentativi di arginare l’avversario. È stato accusato di scarso coraggio: a mio avviso è stato invece umile, consapevole – torniamo a prima – del livello della sua Roma.

L’Atalanta propone il solito uno contro uno a tutto campo: per farlo serve condizione fisica – le squadre di Gasperini hanno sempre avuto grande agonismo anche quando non contavano sull’ex preparatore della Juve, Bangsbo –  e totale spirito di sacrificio; elementi complicati da esigere in qualunque grande piazza.

I bergamaschi vengono comunque fuori alla distanza: conta sì l’ingresso di Zapata, ma il climax ascendente di azioni che portano alla rete del colombiano inizia con l’uscita di Zaniolo.

Tutto ho visto, a proposito del numero 22, tranne che un ragazzo “montato”, come affermano in molti; ho notato, al contrario, un giovane con grande qualità, trattato senza guanti bianchi dagli avversari e puntato dagli arbitri: in questo sì, ricorda molto il primo Totti.

Nei 3’ di recupero la Roma avrebbe difficilmente trovato il pareggio: peccato però non averci potuto neanche provare, visto il ridicolo goal (uscita di Pau Lopez compresa) subìto.

Smalling, che non giocava da parecchio, tornerà utile in una Roma ancora alla ricerca completa di se stessa: Lecce, stando così le cose, diventa delicatissimo crocevia.

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