Terreni pignorati e Friedkin disorientati. Addio a Tor di Valle

() La pietra tombale sul progetto del nuovo della ha le sembianze di una lettera. Due pagine scarse, datate , rimescolano ancora una volta le carte su e riservano l’ennesimo colpo di scena di un iter infinito: i terreni sui quali il giallorosso vorrebbe realizzare la sua nuova casa sono pignorati. «Il complesso immobiliare — scrive il — non è nella libera disponibilità dell’attuale proprietaria Spa». La società di , il costruttore arrestato per corruzione nell’inchiesta sullo romanista, non naviga in buone acque. Il vecchio ippodromo di Lafuente, quello di Febbre da cavallo, potrebbe finire all’asta per ripianare i . Sull’area gravano ipoteche per 42 milioni di da eliminare prima di cedere tutto all’immobiliarista ceco Radovan . Un guaio. Non tanto per la cifra, esigua a fronte di un masterplan da un miliardo di , ma piuttosto per il nodo che rappresenta. Un gomitolo sempre più difficile da dipanare. In questo senso, la missiva di palazzo Senatorio è illuminante: «Questa amministrazione non è mai stata portata a conoscenza di quanto sopra (del pignoramento, ndr) negli innumerevoli tavoli e incontri via via succedutisi ai più vari e alti livelli».

La procedura giudiziaria «sinora sottaciuta» risale al 18 gennaio . Una (brutta) sorpresa per tutti. Per i tecnici del . E soprattutto per la : la lettera del è rimasta senza risposta. Già, perché i sono pesantemente disorientati su . Dan e , padre e figlio, hanno acquistato un zeppo di (l’ex patron James Pallotta ha venduto lasciando un in perdita di 204 milioni) e non hanno intenzione di contrarne di nuovi. Vogliono un nuovo per la , ma senza avventurarsi in una mission impossible. Per mettere le mani sulla porzione dei terreni a ridosso del Grande raccordo anulare che interesserebbe lo , si sono visti chiedere 45 milioni di da che acquisterebbe l’intera area a 50. Un prezzo giudicato non equo. In più c’è il percorso autorizzativo: il pretende che nei documenti ufficiali continui a figurare , mentre i due tycoon texani non vedono perché si debbano legare a un intermediario fallito. Così hanno preso a guardarsi attorno. Cene, riunioni, videoconferenze: le opzioni sul tavolo sono la riqualificazione del o il trasloco a .

, il «regalo di » su cui la sindaca Virginia punta forte per a sua campagna elettorale, resterà ben impacchettato. E poco importa che Il progetto fin qui sia costato 93 milioni. Quando ha letto il con costi e planimetrie, la nuova proprietà è impallidita. Uno da 52.500 rischia di essere sovradimensionato, ipertrofico e disegnato senza pensare a cosa ne sarà degli spettacoli dal vivo dopo il . Lo stesso vale per il park che dovrebbe finanziare l’opera e coprire circa 300 milioni di tra opere pubbliche e oneri di urbanizzazione: cosa fare di sette palazzine di all’era dello smart working? Una domanda che non ha trovato risposta nei dossier della stadio Tdv spa.

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