RASSEGNA STAMPATOP

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(IL MESSAGGERO) Solo un grande giocatore poteva mettersi in discussione a 33 anni, ripartire, cambiare ruolo e modo di stare in campo. La rinascita di Mkhitaryan è targata Mourinho. Il rapporto tra i due è stato fatto di alti e bassi, ma non solo alla Roma: se l’armeno è l’ultimo giocatore ad aver garantito l’ultimo trofeo allo Special One nel 2017, è anche quello di cui il tecnico si è liberato pochi mesi dopo. Il sali e scendi umorale c’è stato anche quest’anno, quando a novembre l’armeno sembrava fuori dal progetto, tanto che Raiola disse “via a gennaio? Chiedete alla Roma…”. Poi è cambiato qualcosa, sia dal punto di vista tattico sia dal punto di vista dei rapporti personali. Oggi non c’è 3-5-2 della Roma senza Mkhitaryan, diventato un play basso, “unico in questa rosa che ha la qualità per farlo”, come ha detto Mourinho. Magie e intuizioni del mercato fai da te del tecnico giallorosso, capace di inventare un nuovo ruolo all’armeno, ma anche a Zalewski. Mkhitaryan lo ha capito e si è messo a disposizione: in campo gioca da regista, rifinitore, quando serve mediano.

L’armeno, però, non si è dimenticato come si segna. Negli ultmi 9 anni è tra i quattro centrocampisti che hanno superato i 60 gol e superato i 60 assist in Europa. Con lui calciatori come De Bruyne, Payet e Di Maria. In carriera ha vinto sia in Germania sia in Inghilterra, gli manca l’Italia e non è detto che questa sarà la sua ultima stagione in Serie A. A giugno scadrà il suo contratto e ci sono spiragli per proseguire insieme. Roma e la Roma sono diventate la sua seconda casa. Fino a qualche tempo fa l’idea era quella di trasferirsi in Russia, con Spartak Mosca e Krasnodar forti su di lui. La rinascita in giallorossa, poi lo scoppio del conflitto scatenato da Putin con l’Ucraina ha fatto cadere la possibilità. Ora l’obiettivo di Mkhitaryan è Tirana, vuole giocare la finale di Conference League. Anche di titoli l’armeno se ne intende: è già a quota 19 in carriera.