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ROMA-SASSUOLO. A PRIMA VISTA di Paolo MARCACCI

In un certo senso, quello di oggi era il pomeriggio più difficile: non per gusto dell’apparente paradosso ma per tipologia dell’impegno e, se permettete, per conoscenza pluridecennale della storia della Roma: il Sassuolo – cliente peraltro temibile a prescindere, viste le caratteristiche – in mezzo a due Real Sociedad e con la Lazio all’orizzonte. La prima prova di maturità, abbiamo detto alla vigilia, sarebbe dovuta consistere nel trattare l’avversario come se fosse il più pericoloso fra quelli da affrontare da qui al 19 marzo. 

La formazione iniziale presenta qualche sorpresa e un rafforzamento della linea mediana, a cinque, con Matic e Wijnaldum, ma senza Cristante – quanto manca, quando non c’è – e senza Dybala sulla trequarti. Squadra appesantita e macchinosa, che subisce lo shock di un doppio svantaggio entro il ventesimo e soprattutto si espone continuamente alle ripartenze, condotte con qualità, di Frattesi e compagni. Non si aiuta in nessun modo, la squadra giallorossa, nemmeno dopo l’1-2 trovato con un rimbalzo fortunoso su una semi volée di Zalewski. Nel finale di tempo, poi, cade nelle provocazioni molto maliziose di Berardi e compagni e Kumbulla commette l’errore di perdere la testa scalciando in modo plateale il numero dieci emiliano, che in modo discreto lo aveva scalciato da terra, ovviamente non visto da Fabbri. 

Il secondo tempo è una specie di opera buffa con una miriade di protagonisti scombiccherati, a cominciare dall’arbitro Fabbri, che ne combina più di Carlo in Francia soprattutto quando ammonisce Matic che aveva preso palla piena; però non si può imputare alla direzione di gara l’insipienza tecnica e tattica di una squadra oggi irriconoscibile. Il Sassuolo ha avuto più palleggio, qualità, soglia di pericolosità sempre alta nei ribaltamenti di fronte. Perché è uscito Matic? Per il rischio del secondo giallo? Ci può stare ma l’avremmo lasciato in campo un quarto d’ora in più. 

Un pomeriggio buttato, ancora una volta; il gol di un Wijnaldum che ha spesso girato a vuoto serve solo ad alzare al giocatore di mezzo voto la sua pagella non del tutto sufficiente; non ancora perlomeno. 

Complimenti a Smalling, Matic, Dybala, ma serve a poco.