A PRIMA VISTACOPPA ITALIATOP

ROMA-GENOA. A PRIMA VISTA di Paolo MARCACCI

È un ginepraio, questa Coppa Italia, che se sei un club pretendente alla vittoria finale ti stanca, come ha fatto con l’Inter, o addirittura ti elimina, come è toccato al Milan che ora dorme a Milanello. 

Il Genoa vale il rischio calcolato di una serata che si potrebbe complicare, per questo il turnover, come da premessa, è ragionato è ragionevole, tenendo conto della squalifica di Ibanez in campionato e di una gestione di forze e tossine in vista della Fiorentina, nel frattempo approdata ai quarti dopo la rocambolesca partita contro la Sampdoria. 

Con Bove dal 1’ accanto a Matic e Kumbulla al posto di Smalling la Roma nel primo tempo esercita la pressione bastevole a rendere decorosa l’azione offensiva ma non a trovare il vantaggio; apprezzabile il fatto che più di una volta Pellegrini (un palo dal limite dell’area) e compagni arrivino alla conclusione dalla media distanza, pur senza prendere sempre lo specchio. Significativa l’inversione della fascia di competenza Zalewski – El Shaarawy, con quest’ultimo spostato a destra nella parte finale del primo tempo, perché stava un pochino soffrendo Sabelli. 

Il secondo tempo ricomincia da Dybala, subentrato a un Pellegrini più che buono; l’argentino accende la luce, anche se il Genoa tenta di prendere a martellate l’interruttore; quando si mette in proprio sul lato sinistro dell’area, per poi ricavare lo spazio utile per la conclusione, arriva il vantaggio romanista. 

Potrebbe arrivare il raddoppio, arriva la qualificazione ai quarti: verosimilmente si andrà a Napoli, che sia solo calcio.