EDICOLA. Roma, beffa capitale

DELLO SPORT  – è uscita per tanto così. Ha vinto 42, ma le serviva il 52 per raggiungere i supplementari. Il passaporto per la di Kiev contro il se l’è preso il Liverpool. È stata l’eliminazione dei rimpianti, di quel che poteva essere e di ciò che non sarà. ha pagato il maledetto primo tempo di Anfield, anzi lo scorcio in cui si è lasciata andare e si è spiaggiata sotto le ondate di Salah, Firmino e Mané, quei tre là davanti che nei Reds rappresentano l’alfa e l’omega, il principio e la fine.

Tra quei tre e gli altri c’è un e in franchezza non si capisce oggi come i «rossi» possano sfangarla col Real fine maggio, anche se il è folle e sovente gli sfavoritissimi si trasformano nei favoriti in corso d’opera. generosa, ma un po’ frenata dal pensiero ricorrente che ogni subito avrebbe spostato più in là il limite dell’impossibile. abbastanza derubata, al conto mancano il per il clamoroso mani di Alexander-Arnold e la relativa del difensore, quando ci sarebbe stato ancora ossigeno per completare la scalata dell’Everest. Il penalty conclusivo, concesso allo scadere, non c’era e ha il sapore amarognolo della compensazione, del buffetto sulla guancia.

Un senso di spreco si appiccicherà al ricordo di questa semifinale. Forse è destino che tra e vada in questo modo, specie all’Olimpico. La beffa ai del 1984, la grande occasione perduta del 2018.

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